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GASTRONOMIA

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La cucina del Trentino conserva i frutti di profonde contaminazioni con le tradizioni delle vicine regioni italiane e con la più lontana cultura germanica. Non fa eccezione la cucina della Val di Non, che offre piatti legati prevalentemente alla terra contadina e alla cultura montanara.

Tra i piatti maggiormente rappresentativi della gastronomia Nonesa vi sono: il tortel de patate , semplice e gustosissimo ottenuto con patate grattuggiate, cotte in un tegame di rame, servito con salumi, formaggi e verdure fresche e la mortandela, tipico salume della valle divenuto anche uno dei pochi "Presidi Slow Food" del Trentino.

Tra i primi piatti si distinguono i canederli in brodo o asciutti, gli strangolapreti (gnocchi di pane e spinaci) e i diversi tipi di minestroni tra cui la minestra d'orzo.

Comune a quasi tutte le valli trentine è il tonco de pontesel, robusto secondo piatto, come pure diffuso è il coniglio arrosto accompagnato dalla polenta. Tipica è la carne salada, carne di manzo posta in salamoia che viene servita cruda in carpaccio o cotta alla piastra accompagnata da i fasoi in insalata.
La tradizione che vuole i trentini ottimi cacciatori ha portato in cucina la ricchezza della selvaggina, tradotta in una molteplicità di secondi piatti, accompagnati quasi sempre dalla polenta, che vedono protagonisti il capriolo, il cervo, la lepre ed il fagiano.
Il gulasch alla trentina è la trasposizione del piatto austroungarico, ma nella variante più leggera.
Da ricordare che da circa settant'anni la valle ha un ruolo centrale nella produzione del formaggio grana, che recentemente ha ottenuto la denominazione di Trentingrana.
Tra i dolci vanno nominati i grostoi di carnevale, la torta di fregoloti, a base di burro farina e mandorle, i dolci a base di mele, primi tra tutti lo strudel e la torta di mele, e lo zelten dolce di derivazione germanica fatto con fichi secchi, uva sultanina, pinoli.
Per quanto riguarda il vino si può citare il groppello i cui vigneti storici sono ospitati lungo le sponde del lago artificiale di Cles. Questo vino, scuro, rustico e duro è una rarità enologica da valorizzare in quanto bene culturale per risalire alla genealogia della vitienologia trentina, che proprio in val di Non, oltre cento anni or sono, dava alla luce alla prima cantina sociale del Trentino.