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Le antiche segherie

 



C. Bonomi/Arch. MTSN


C. Bonomi/Arch. MTSN

I ruderi che si possono osservare nelle vicinanze del torrente testimoniano il passato sfruttamento del bosco. Già verso la fine del Settecento il bosco era considerato una preziosa fonte economica, talmente importante da scatenare lunghi contenziosi tra la comunità di Tuenno e i nobili che rivendicavano in Val di Tovel la “ius legnandi".Gli alberi più pregiati per produrre travature e pali per il loro tronco diritto e non ramificato erano le conifere, da cui si estraevano anche resine per produrre trementina. La comunità già allora pensava a proteggere le proprie risorse forestali, anche se più dal punto di vista economico che naturalistico, istituendo “aree protette” con il divieto di abbattere conifere. Il Val di Tovel all’inizio del 1900 c’erano 5 segherie, 2 private e 3 comunali. Servivano per tagliare il legname sul posto, producendo assi e travi utilizzate soprattutto per le costruzioni.
Quattro erano di tipo veneziano: l’acqua del torrente faceva girare una ruota in legno che attivava la sega. Un’altra invece, chiamata Vollgater, era una segheria a peso d’acqua.
L’ultima segheria ad acqua è stata abbandonata nel 1956, sostituita da una segheria a motore situata all’inizio della Valle che funzionò fino agli anni Settanta.

Si ringraziano per le notizie fornite Italo Franceschini e Romano Valentini.