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La coltivazione del bosco

 



C. Bonomi/Arch. MTSN

Anche se forse può sembrare poco evidente agli occhi dei non addetti ai lavori l'uomo condiziona pesantemente l'aspetto e la composizione degli alberi presenti in una foresta. L'uomo interviene direttamente togliendo e piantando nuove specie a seconda delle proprie esigenze e decidendo quale tipo di taglio e gestione applicare. Se le condizioni ambientali ne consentono la crescita vengono di preferenza piantate le conifere, che per il loro tronco colonnare, diritto e slanciato offrono un ottimo materiale da costruzione per pali e travature. Questa è la ragione per cui gli abeti rossi sono stati tanto spesso piantati in ogni parte delle Alpi, anche in aree originariamente occupate dal faggio. Il bosco viene poi tagliato ad intervalli di tempo molto lunghi, quando gli alberi hanno raggiunto le dimensioni desiderate, dai 30 ai 50 anni (governo a fustaia). É necessario provvedere regolarmente a piantare nuovi alberelli. Le latifoglie hanno in genere fusti ramificati e vengono prevalentemente usate per produrre legna da ardere o da lavorazione. Questi vengono governati a ceduo, praticando cioè dei tagli periodici e frequenti, e gli alberi non necessitano di essere rimpiantati perché le ceppaie sono in grado di ricacciare nuovi fusti.
Oggi i nuovi criteri di gestione del bosco tendono a favorire maggiormente la naturalità di una foresta, privilegiando le specie originariamente presenti nell'area in questione, anche a discapito della produzione, e applicando un taglio sfalsato in modo da favorire una differenziazione nell'età degli alberi presenti in una foresta.