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 GEOLOGIA

Descrizione generale Detriti rocciosi Il torrente
Il Lago Le pareti rocciose Le praterie alpine

Le praterie alpine
Lungo cinque chilometri e largo uno, l’estesissimo alpeggio del Pian della Nana rappresenta uno dei luoghi più suggestivi dei dintorni di Tovel. Situato tra 2100 e 2400 m di quota, questo ampio anfiteatro è delimitato dalla dorsale Sasso Rosso-Cima Nana-Cima Cesta-Monte Peller e da Cima Uomo, Cima Vallina e Castellazzo. Oltre che per il paesaggio da favola, questa località da anni attira numerosi visitatori per le notevoli particolarità geologiche.

L’evidente forma ad anfiteatro indica che l’attuale paesaggio è stato fortemente influenzato dal lavoro dei ghiacciai scomparsi circa 12.000 anni fa. Se ne possono tuttora riscontrare tracce più o meno evidenti: dagli “argini morenici”, depositi costituiti da detriti accumulatisi sui fianchi del ghiacciaio, ai “dossi montonati”, forme di erosione risultato dell’azione abrasiva del ghiacciaio sulla roccia. Questi ultimi si presentano solitamente come dossi di roccia levigata dalla caratteristica forma a dorso di mulo.
Poiché Il substrato del Pian della Nana è costituito interamente da rocce calcaree, il forte carsismo superficiale ha almeno in parte cancellato queste strutture. Le forme carsiche, dovute alla dissoluzione del calcare ad opera dell’acqua piovana leggermente acida, sono comuni in questa località. Tra le microforme ricordiamo i rinnenkarren, fitte scanalature nella roccia più o meno accentuate. Tra le macroforme ricordiamo doline, trincee carsiche, pozzi e grandi depressioni glaciocarsiche.

Il Pian della Nana è rinomato anche dal punto di vista paleontologico. Un’interessante giacimento fossilifero si trova poco a sud del rilievo del Castellazzo, alla testata della Val Formiga, particolarmente ricco di ammoniti e brachiopodi.
Il Pian della Nana è stato per anni ideale “palestra” per l’osservazione di fenomeni geologici altrove non apprezzabili con la stessa chiarezza.
Le pareti rocciose del versante nord del Monte Peller osservabili dall’omonimo rifugio o quelle del Pallon visibili dal Passo della Forcola mostrano chiaramente la roccia rossastra fittamente stratificata (scaglia rossa) con porzioni localmente delimitate da discontinuità e caratterizzate da strati scompaginati e ripiegati. Sono il segno di antichi scivolamenti in mare profondo (slumping) di quei fini sedimenti non ancora consolidati che oggi compongono la scaglia rossa.
Discontinuità nella stratificazione dovute a franamenti sottomarini ben più consistenti si possono osservare dal passo della Forcola guardando in direzione est. La parete nord di Cima Vallina presenta chiaramente la nicchia di distacco di un’antica frana sottomarina risalente al Cretaceo che ha interessato le chiare rocce carbonatiche giurassiche già solidificate. La discontinuità, che appare leggermente inclinata, è colmata da strati orrizzontali di scaglia rossa, che si sono deposti quando ancora non erano consolidati.
L’ultima di queste discontinuità, forse la più appariscente, si trova al di là del Pian della Nana, sul versante orografico sinistro della Val Madris, lungo il sentiero che da Malga Tuena sale verso P.so Pracastron. Anche qui è evidente la nicchia di distacco di una frana sottomarina prodottasi entro le massicce pareti di calcari giurassici, con i fitti strati di scaglia rossa che in seguito, durante il Cretaceo, hanno colmato la nicchia di distacco.